In Alto Adige sono già a quota 1200 “caseclima”, sinonimo di costruzioni a basso consumo energetico. Ma si potrebbe dire bassissimo se le si confronta con gli standard del resto d’ Italia, dove il 90 per cento degli edifici esistenti ha telaio in cemento armato e tamponamenti in mattoni: case che divorano energia, restituendo per di più copiose quantità di anidride carbonica. Le “caseclima” – un nome, un programma – sono quelle certificate dall’
Agenzia CasaClima, nata sei anni fa in seno alla Provincia di Bolzano che l’ ha poi scorporata, rendendola autonoma e operante anche fuori dall’ AltoAdige. Un progetto ideato da Norbert Lantschner, per case valutate, quanto a risparmio energetico, come le lavatrici. Gli edifici, infatti, vengono classificati per categorie – A, B, C, ecc. – con relativi parametri di consumo. Per farsi un’ idea basta dire che sopra la classe C – equivalente a un consumo inferiore a 70 kilowattora per metro quadrato all’ anno – a Bolzano non si dà l’ abitabilità, mentre sono previsti incentivi per chi costruisce o ristruttura secondo criteri di basso impatto ambientale e tutela del clima. A Milano, invece, stando a una ricerca condotta di recente dal
Cestec (Centro lombardo per lo sviluppo tecnologico e l’ energia) su un campione di mille edifici, è risultato che il consumo di energia primaria è di 182 kilowattora per metro quadrato all’ anno. Si rimane senza parole a sentire Lantschner, direttore di CasaClima, quando spiega che se «il costo medio di riscaldamento annuo per una famiglia va dai 1500 ai 2mila euro, nella casa clima si scende attorno ai 300 euro», o che in Alto Adige ci sono costruzioni quasi prive di riscaldamento attivo, riscaldate al 99 per cento con energia solare. Un esempio citato è la ristrutturazione, secondo gli standard di CasaClima, del
Palazzo ex Poste di Bolzano, un fabbricato del 1954, passato da tre a cinque piani: per questo edificio, del quale è stato rifatto integralmente l’ involucro, sostituito con un cappotto termico di 2 strati complessivamente di 35 cm., con finestre a vetro termico ultima generazione, tetto verde, ventilazione controllata con un sistema di recupero di energia, i costi per il riscaldamento, pur avendo quasi raddoppiato la superficie, sono scesi da 90mila a 4.500 euro all’ anno. Assicura peraltro Marco Imperadori, docente al Politecnico di Milano, che in Germania i limiti ora vigenti in Alto Adige esistono già da svariati anni. Il professor Imperadori insegna Progettazione e innovazione tecnologica alla facoltà di Ingegneria edilearchitettura che ha sede a Lecco: non più di 150 iscritti all’ anno, con buone possibilità per gli studenti di stringere relazioni utili sul piano professionale con le aziende che collaborano con la Facoltà, nell’ ambito del suo corso e che, spiega, «in base a un accordo stipulato col Politecnico, si accollano tutti i costi dell’ attività didattica mirata ai temi della sostenibilità, del risparmio energetico e dell’ innovazione». Le aziende sono
Velux,
Knauf,
Brianzaplastica,
Vanoncini e
Rubner, società di Chienes (Bolzano) quest’ ultima, specializzata nella realizzazione di case in legno, e promotrice di un progetto di edifici a bilancio energetico estremamente ridotto. Il suo quartier generale è stato classificato dall’ Agenzia CasaClima di Bolzano come Casaclima Oro+ (consumo inferiore a 10 kilowattora per metro quadro all’ anno), riconoscendone l’ efficienza energetica e il comfort lavorativo. Sono molti gli studenti che vengono portati in visita agli stabilimenti di Chienes, «dove si segue tutta la catena produttiva – racconta Imperadori – compresa la gestione degli scarti che vengono usati in una piccola centrale di cogenerazione, in cui questa biomassa di legno viene bruciata per produrre energia». Accanto allo stabilimento si può anche visitare un campionario di caseclima, dallo chalet alla casa vera e propria, realizzate in scala 1:1, potenzialmente pronte all’ uso o comunque adattabili alle esigenze di eventuali committenti. Rubner si occupa inoltre dell’ ingegnerizzazione di edifici progettati da altri, realizzando moduli industrializzati e precablati, così che il cantiere diventa esclusivamente un luogo di montaggio. Ed è sempre l’ azienda altoatesina ad avere predisposto la “casetta” che ha consentito a un cubo di ghiaccio esposto al sole per tutto il mese di giugno, di rimanere intatto al 70 per cento, mentre l’ altro cubo privo di involucro si è rapidamente sciolto. Un esperimento ideato dall’ Agenzia CasaClima che ha sfidato la torrida estate bolzanina per dimostrare come un cappotto termico non sia solo un investimento per ridurre i costi del riscaldamento, ma anche per avere un miglior clima d’ estate senza attivare il condizionamento. Come dire che sempre di più non conterà il solo prezzo d’ acquisto di un immobile, ma peseranno anche, nella scelta, i suoi costi di gestione. –
SILVIA DELL’ ORSO